FISIOTERAPISTA: Trevisan Gianfranco

Un uomo di 54 anni, autista di mezzi per il trasporto di celle frigorifere, non praticante attività sportiva, si presenta in visita riferendo una riduzione progressiva della sensibilità a livello dei piedi, associata a parestesie bilaterali degli arti inferiori, presente da circa un anno. Il paziente descrive una marcata difficoltà nel percepire l’appoggio plantare, accompagnata da una sensazione di debolezza agli arti inferiori, tale da determinare instabilità durante la deambulazione e difficoltà nella modulazione della forza sui pedali durante la guida. Riferisce inoltre la necessità di utilizzare il corrimano per salire e scendere le scale. Durante l’anamnesi emerge che l’esordio della sintomatologia è avvenuto in concomitanza con un intervento chirurgico per il posizionamento di uno stent aortico; il paziente riferisce di essersi già sottoposto a esami strumentali e valutazioni specialistiche per il quadro clinico attuale. In anamnesi remota segnala un trauma alla caviglia sinistra risalente a circa dieci anni prima, che aveva determinato una deambulazione con lieve extrarotazione dell’arto inferiore sinistro; non vengono riferiti ulteriori traumi o condizioni patologiche rilevanti. Considerata la storia di intervento sul sistema circolatorio e la correlazione temporale con l’insorgenza dei disturbi, l’ipotesi di lavoro iniziale si orienta verso una disfunzione dell’apparato circolatorio, con conseguente alterazione del modello biomeccanico fasciale e della catenaria correlata.

All’osservazione sul lettino, gli arti inferiori appaiono edematosi, con evidente colorazione cianotica a livello dei piedi; la mobilità delle dita risulta fortemente ridotta, rendendo difficoltosa la mobilizzazione attiva e passiva. Per tale motivo, la verifica palpatoria viene inizialmente condotta a livello del tronco, evitando la palpazione diretta degli arti inferiori. La valutazione mette in evidenza una disfunzione del tensore antero-posteriore (AP), con significative densificazioni a carico di AN-ME-TH2 sinistro, AN-ME-CL destro e AN-ME-CA1 bilaterali, risultando particolarmente algico il punto AN-ME-CL destro. Il trattamento viene quindi avviato su quest’ultimo, alternando il lavoro con il punto AN-ME-TH2 sinistro, che rappresenta il secondo punto maggiormente dolente. Già nelle prime fasi del trattamento il paziente riferisce una sensazione soggettiva di “scorrimento” lungo gli arti inferiori fino ai piedi; dopo circa un minuto si osserva una progressiva riduzione della colorazione cianotica. Trascorsi alcuni minuti dall’inizio della seduta, il paziente riferisce una maggiore percezione dei piedi e una riduzione della rigidità, riuscendo a muovere le dita con minore difficoltà. Successivamente vengono trattati anche i punti AN-ME-CA1 bilaterali e, al termine della seduta, il paziente viene invitato ad assumere la stazione eretta. In questa fase riferisce con sorpresa una chiara percezione dell’appoggio plantare, una maggiore stabilità sia in statica che in deambulazione e una sensazione di incremento della forza agli arti inferiori; all’osservazione clinica si riscontra una marcata riduzione dell’edema e della colorazione cianotica dei piedi.

Alla seduta successiva, a distanza di dieci giorni, il paziente riferisce un miglioramento stabile della sintomatologia: percepisce adeguatamente l’appoggio dei piedi, la mobilità delle dita risulta normalizzata, riesce a salire e scendere le scale senza supporto e durante la guida è in grado di modulare efficacemente la pressione sui pedali. L’edema risulta più che dimezzato e la colorazione cutanea appare quasi completamente normalizzata. Alla verifica palpatoria persistono densificazioni residue a carico di AN-ME-CL destro, AN-TH sinistro e AN-ME-LU1 destro; dopo il trattamento di tali punti, il paziente viene posizionato in decubito prono e vengono trattati anche i punti RE-ME-TH2 bilaterali, risultati densificati. Al termine della seduta il paziente riferisce una ulteriore normalizzazione della sensibilità plantare, con miglior controllo motorio e incremento della forza percepita agli arti inferiori; all’osservazione clinica l’edema risulta ulteriormente ridotto e la colorazione cianotica completamente risolta. Si concorda pertanto un follow-up telefonico quindicinale per un periodo di tre mesi al fine di monitorare la stabilità dei risultati ottenuti, rimandando a una successiva programmazione il trattamento specifico della problematica residua a carico della caviglia sinistra.

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